Oggi ero fermo ad un semaforo, a piedi, nel mezzo di un megaincrocio dalle parti di Saldanha e, come quelle cose inutili e scontate ma sulla quale non rifletti mai, ho realizzato che da quando non vivo più in Italia non ho l’automobile!!!
Certo potrebbe sembrare (anzi, secondo me lo è)
un’evidenza abbastanza stupida e inutile in se, ma pensandoci bene, sono
quattro anni che vivo lontano dall’Italia e non sento la necessità di
possedere un’automobile, non è un gran lusso? Il fatto di riuscire a vivere (bene) senza il bisogno di avere la macchina, la benzina, l’assicurazione, il bollo, lo stress per il parcheggio, più ci penso e più mi sembra un salto di qualità incredibile, no?
Ora la premessa è dovuta, non faccio assolutamente parte della
categoria (rispettabilissima) degli eco-friendly che pensano che l’auto
inquina, che la bicicletta è il mezzo del futuro e cose del genere (e
poi provateci voi ad andare in bici in giro per Lisbona, poi ne
parliamo).
Sono un pigro e un comodista modello.
Quando vivevo in Italia ero sano e normale, come tutti, il giorno del
mio 18esimo compleanno, ho raccattato immediatamente una macchina, una Peugeot 205
(rossa, chiusura centralizzata e tettuccio apribile, quando pioveva si
allagava e dovevo togliere l’acqua da dentro con il secchio) che mi ha
scarrozzato per anni e sulla quale potrei scrivere decine di post.
Ma insomma, poi la Peugeot 205 rossa è morta ed ho cambiato diverse
auto, ma non è questo il punto, non è un post sulle mie auto. Volevo
dire che, quando vivevo in Italia, avere la macchina ed andare in giro
in auto sempre, anche per andare a comprare il pane dietro l’angolo, per
me era normale.
A Lisbona invece vivo felicemente da 3 anni senza auto, si può fare? Si può!
E i motivi sono fondamentalmente due, il primo è banale, ci si abitua a pensarsi senza automobile e quindi la normalità è vivere senza.
Il secondo invece è più strutturale, Lisbona ha una rete di trasporti pubblici che funzionano bene e quindi facilmente si riesce a compensare la mancanza di una macchina.
LEGGI ANCHE: Come muoversi a Lisbona
Ok, ma non è il mio solito post elogiativo rispetto alla fantastica Lisbona, volevo raccontare quali sono, secondo me, i sistemi migliori e più economici per affittare un’automobile in città.
Il consiglio basico, soprattutto per chi viene da queste parti in vacanza è, se volete girare Lisbona NON affittate un’auto, le zone più belle della città si girano bene a piedi e un’auto (secondo me) sarebbe solo un ingombro.
Se invece avete qualche giorno in più e volete uscire, ad esempio per andare a vedere l’oceano, l’auto è fondamentale!
Da Lisbona, con i mezzi pubblici, si possono raggiungere tutti i
posti più importanti (si arriva facilmente a Sintra, a Cascais o a Cabo
da Roca) ma i luoghi più spettacolari si trovano in mezzo, sperduti nel nulla, angoli dove non è possibile arrivare se non in auto.
Se decidete di uscire fuori dalla città, l’auto è sicuramente un plus non indifferente.
Diamo per scontato che l’auto in Portogallo si noleggia come in tutto
il mondo, quindi date un’occhiata ai siti dei maggiori Rent a Car e lì
troverete tutto quello che serve, quì sotto troverete giusto un paio di
dritte.
Il posto più economico in assoluto, se volete affittare un’auto in città, si chiama Interrent e si trova dentro la stazione di Santa Apolonia (in Alfama, capolinea della linea metropolitana blu).
E’ una compagnia di noleggio low cost, si riesce ad affittare una
macchina (da Ottobre a Maggio, negli altri periodi i prezzi salgono) per
poco più di €12 al giorno con l’assicurazione inclusa nel prezzo.
Ho preso l’auto da loro diverse volte, mi sono sempre trovato bene,
l’unico problema è che sabato pomeriggio e domenica sono chiusi e quindi
sia prendere che restituire l’auto è un problema.
In ogni caso il sito di riferimento è www.interrent.com
Il sistema che ormai usiamo un po’ tutti, quello che vince per flessibilità oraria e per prezzo, è quello di utilizzare il sito www.economycarrentals.com e prendere l’auto dall’aeroporto e non da una delle stazioni della città.
Con questo sistema si riesce a prendere o riconsegnare il
mezzo con una forbice oraria molto larga e soprattutto il costo
dell’auto è bassissimo.
Ho fatto una simulazione mentre scrivevo questo post, prendere
un’auto Venerdì 18 e riconsegnarla Sabato 19, con copertura totale e
zero franchigia costa €14. Se la stessa cosa si fa a metà Novembre o a
Febbraio, periodi di bassissima stagione, si riesce ad avere un’auto per €7 al giorno.
Per chi vive qui un po’ più stabilmente, c’è anche un’altra
possibilità che sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni ed è il
Car Sharing.
Premesso che personalmente non l’ho mai utilizzato (io sono per la
filosofia vecchio stampo dell’auto a noleggio in aeroporto), ho invece
tantissimi amici che usano questo secondo sistema.
La Carris, l’impresa che gestisce i trasporti pubblici cittadini, ha organizzato questo servizio di condivisione auto.
In quasi tutti i parcheggi coperti cittadini ci sono delle flotte
auto (che vanno dalle familiari alle utilitarie) che possono essere
utilizzate previa prenotazione (anche fatta pochi minuti prima) via
internet o via telefono.
Il sistema funziona così, per prima cosa bisogna registrarsi al portale http://mobcarsharing.pt (il sito è solo in portoghese) inserendo tutti i propri dati e le proprie credenziali.
Dopo essersi iscritti bisogna pagare un tesseramento annuale pari a €25 a persona, €50 a famiglia o €100 per azienda.
Da questo momento si può cominciare ad usufruire del servizio. Si
sceglie uno dei parcheggi, si verifica la disponibilità e si prenota
un’auto indicando l’ora e la data del ritiro e della riconsegna.
Si paga alla restituzione del mezzo calcolando il tempo e i chilometri effettuati (sul sito c’è un simulatore di costo).
Quali sono i vantaggi del Car Sharing rispetto al noleggio classico?
- L’auto si prende in città e non c’è bisogno di andare fino in aeroporto
- Una volta registrati prendere l’auto è un’operazione
veloce, non c’è la solita trafila della carta di credito, il controllo
dell’auto, le istruzioni di guida, ecc ecc
- Il carburante e tutte le assicurazioni sono incluse nel prezzo
- Nel prezzo è compresa la sosta in uno qualsiasi dei parcheggi convenzionati
E i contro?
- Bisogna avere una residenza in Portogallo (quindi non è utilizzabile dai turisti)
- Secondo me è un po’ più caro rispetto al noleggio classico
Insomma vivere senza possedere un’automobile sembra proprio
possibile, sembra un “imposizione” culturale che probabilmente hanno
anche i Portoghesi e io non me ne rendo conto, chi lo sa?
In ogni caso, buon giro!!!
Prima pubblicazione 9 Ottobre 2013
I Portoghesi hanno un pò la mania del “…più grande d’Europa”,
dicono che di avere il ponte più lungo d’Europa (il Vasco da Gama),
l’oceanario più grande d’Europa e qualcuno, ogni tanto, azzarda anche
sulla Piazza più grande d’Europa, la Praça do Comércio.
Boh?! Non avendo informazioni certe, non ho mai dibattuto la
questione (io in Portogallo ci devo vivere, mica voglio litigare con
qualcuno), certo proprio piccola non è.
San Marco a Venezia mi sembra più piccola, me se penso a “praterie
sterminate” tipo Prato della Valle a Padova o San Pietro a Roma, qualche
dubbio mi viene…ma “SICURAMENTE Praça do Comércio è la piazza più grande d’Europa…mais uma imperial se faz favor”.
Per chi non fosse mai stato a Lisbona (che state aspettando???) Praça do Comércio è una delle piazze principali della città,
si trova nel cuore di Lisbona ed è un enorme quadrato composto per tre
lati da edifici e uno invece si affaccia direttamente sul Tejo.
Praça do Comércio è anche conosciuta come Terreiro do Paço
(che in italiano potrebbe essere qualcosa come Piazza del Palazzo)
perchè per un paio di secoli (dal 1500 fino al terremoto del 1755) ospitò la residenza del Re, il Palazzo Reale.
Praça do Comércio e il Cais da Coluna (le due colonne che si vedono
sul Tejo) erano il punto di attracco di chi arrivava a Lisbona via mare.
A quel tempo la piazza doveva essere più o meno come in questa foto.
Il terremoto del 1755 cancellò completamente la Baixa e danneggiò gravemente il Palazzo del Re, distruggendone tutto il suo contenuto.
LEGGI ANCHE: 25 annifa un incendio distrusse Chiado, il cuore della città
Praça do Comércio fu il fulcro del progetto di ricostruzione del Marques de Pombal che ne cambiò l’aspetto ricostruendola com’è oggi.
La faccio breve altrimenti questo post lo posso scrivere in capitoli,
scusatemi ma salterò una serie di passaggi intermedi (che non conosco),
lo dico non sia mai che qualcuno prenda questo post come un trattato
storico e lo usi per scrivere una tesi di laurea su Lisbona.
La Piazza godette di lustro e splendore per secoli (poco più di uno
in realtà) fino a quando l’era moderna, fregandosene come spesso accade,
della storia, trasformò la piazza fino a farla diventare un enorme
parcheggio.
Poco meno di 10 anni fa è cominciato un lungo e complesso
progetto di restauro della Piazza che è terminato…da un paio di
settimane.
Stamattina presto (ringrazio la mia gentilissima e adorata padrona di
casa che alle 7.30 ha ritenuto opportuno consegnarmi del materiale
fondamentale per il futuro dell’umanità) sveglio come un Gasparri
qualunque (quello di Guzzanti però), imbraccio la mia macchina
fotografica e decido di fare il turista in visita alla Praça do
Comércio 2.0.
Negli ultimi 3 anni (da quando vivo a Lisbona), la piazza è cambiata,
chiaramente non come spazi ma sicuramente come atmosfera. Forse è
naturale per un luogo rimesso a nuovo ma, la cosa che impatta adesso
maggiormente, è il biancore e la pulizia di tutto lo spazio.
Tutti i locali sotto le arcate adesso sono occupate da attività commerciali, ci sono tantissimi bar e ristoranti, tutti con ombrelloni e le sedie sulla piazza, c’è il museo della birra (la famosa birra Portoghese), un grandissimo e molto utile (secondo me) punto info
per i turisti, c’è un “negozio” dove è possibile far un tour
degustativo per conoscere i vini Portoghesi (buonissimi!!!) e poi, con
mia grande sorpresa, ci sono due discoteche (Lust Lisboa e il Ministerium).
Il centro della Piazza è occupato dalla statua equestre di Dom Josè I, anche questa appena restaurata dopo un lungo restauro.
Il vero motivo del mio tour, il pezzo forte, è il nuovo terrazzo (inaugurato da poco) proprio sopra l’arco di ingresso alla piazza.
L’ingresso al miradouro è possibile dalle 9.00 ma sono ancora le 8.30 (maledetta signora) quindi decido di proseguire verso il bellissimo Cais da Coluna.
Molti stranieri in vacanza a Lisbona si perdono questo posto, per
pigrizia, per sufficenza, si arriva ad un punto della piazza, si pensa
che tutto finisca lì, invece la parte più bella della piazza deve ancora
arrivare.
In questo momento, proprio vicino al Cais c’è un’esposizione fotografica su Praça do Comércio.
Alle 9.00 come uno Svizzero compro il mio biglietto di entrata (€2.5), con un ascensore e una scala, arrivo fino alla cima dell’Arco Triunfal de Rua Augusta, ovviamente non c’era nessuno (alle 9.00, chi mi aspettavo di trovare, Gasparri??)
E’ possibile anche l’acquisto, al costo di €7, di un biglietto
congiunto accesso al terrazzo dell’Arco + l’ingresso ad un museo
tecnologico che racconta la storia della città (Lisboa Story Center) che si trova sotto le arcate della piazza.
Consiglio a tutti la visita al terrazzo, io sono di parte perchè sono
curioso e mi piace vedere le cose da un punto di vista diverso, ma da quì si ha una vista sulla Baixa unica
e dall’altro lato la vista della piazza, in Tejo, il Ponte 25 Aprile e
poi il Castello, il Bairro Alto, insomma…secondo me niente male.
Osservo Lisbona dall’alto e penso alla possiblità di una bellezza
oggettiva, della Bellezza con la B maiuscola (…dite la verità, avete
letto B e abbiamo pensato tutti la stessa cosa? Siamo messi così
male?…scusate l’interruzione), questo discorso sulla Bellezza forse è
meglio chiuderlo subito onde evitare attacchi diabetici per l’alto tasso
di mielismo, ma Lisbona mi piace (forse non si era ancora capito bene).
Da capo
Osservo Lisbona dall’alto e penso alla possiblità di una bellezza
oggettiva. Ad un certo punto, osservando dall’alto i bar della piazza,
fastidioso come una zanzara notturna, arriva un pensiero, lo ricaccio
indietro, mi godo ancora un pò il panorama e poi vado via.
E’ decisamente ora del secondo caffè, il pensiero zanzara si ripresenta aggressivissimo stavolta.
Prima di andare via osservo ancora un attimo e realizzo. La nuova,
bellissima, scintillante Praça do Comércio non ha assolutamente niente
del carattere Lisboeta, locali con le scritte in inglese, prezzi
altissimi (per lo standard cittadino) e nemmeno un cliente Portoghese.
La piazza che è stata fulcro per secoli della vitta cittadina è stata
costruita per i turisti …mmm… questa cosa mi piace oppure no?
Certo che ho la risposta, ma non è mica un banale si o no.
Atè Jà.
PS di sicurezza: i contenuti di tutti i miei post, soprattutto le parti storiche,
possono essere frutto della mia immaginazione e figlie della mia labile
e precaria memoria NON prendete sempre tutto per verità assoluta,
leggete con leggerezza e, come dice Capossela, guidate con prudenza! È
solo un blog.
Copyright fotografico: www.fabiosalvo.net
Prima pubblicazione 8 Settembre 2013
Da quando scrivo un blog questo post mi si è avvicinato diverse volte, voglioso di essere scritto, paladino di giustizia e amante della verità, ma io l’ho sempre snobbato, troppo banale, ma ad un certo punto bisogna pur dire le cose come stanno, anche se sarà una dura verità per tutti!!!
Se un giorno venisse a rapirmi un alieno e mi direbbe: “Ciao piccolo
essere umano, adesso ti porto in un pianeta sconosciuto e ti cancello
tutti i ricordi di Lisbona, puoi tenerne solo uno, scegli! …e muoviti
che non abbiamo tempo da perdere!”
Per prima cosa cercherei di corromperlo con una Imperial (magari
funziona!!!) ma in merito al ricordo non avrei dubbi, terrei tutti i
miei viaggi sul Tram 28 … appeso fuori alla porta sul retro.
Fare un viaggio sul 28, da fuori, è una delle esperienze più belle
che si possano fare a Lisbona e che pochi hanno la voglia e la sicurezza
di fare, soprattutto quando si è stranieri.
“Si può fare?”, “Se arriva la polizia?” tutte domante lecite che anche io mi porrei se fossi in una città che non conosco, ma siccome Lisbona la conosco…
LEGGI ANCHE: Elettrici e Elevatori – Il Tram 28
Confesso, sono uno di quelli che i turisti guardano male (soprattutto gli Italiani), tutti pensano che sono uno scroccone, che sono appeso fuori dal tram per non pagare il biglietto senza sapere che in tasca ho un abbonamento e sul tram ci posso salire come e quando voglio.
Ma chi sul 28 così non c’è mai salito, non può capire com’è. Una giostra su un percorso lunghissimo e spettacolare,
lo sferragliamento delle rotaie, il legno poco stabile della presa, le
salite e le discese, i restringimenti con le pareti ad un centimetro
dallo zaino e tu appiattito sulla porta con il trattenendo il fiato,
altro che andare a vedere i pesci all’Oceanario!!!
Quando si decide di optare per questo tipo di viaggio, la cosa che mi piace diverte di più è ascoltare i commenti delle persone che sono dentro.
A volte divertiti cominciano a scattare foto oppure a farmi smorfie,
altri commentano (spesso sono stranieri e quindi non capisco), tutti
pensano che da fuori non si senta, invece si sente e si vede tutto, ma il trucco è far finta di niente e guardare impavido avanti la strada correre.
Inutile dire che i miei preferiti sono gli Italiani, preferiti perché
li capisco meglio sia quando parlano che quando mi guardano incuriositi
e basta, probabilmente tutti i turisti dicono le stesse cose, ma un
Cinese vallo a capire.
Potrei suddividere gli Italiani osservatori in diverse categorie, ma le più comuni sono 3:
1) Il Tecnico: è quello che osserva interessato il modo, la tecnica usata per viaggiare con questo sistema.
Il tipo che deve dare una spiegazione razionale a qualsiasi cosa e
dopo un’attenta osservazione coinvolge gli altri elementi del suo gruppo
mettendoli a conoscenza della sua analisi. “Vedi, con la punta delle
dita … poi quando si arriva alla fermata allora … guarda come
controlla”, questo tipo di commentatore solitamente è neutro, non
giudica, si appassiona al gesto, dopo che lo ha capito perde attenzione e
si orienta ad altro.
2) L’Invidioso (un’invidia positiva chiaramente per carità): solitamente giovane ma non troppo, mi osserva con la coda dell’occhio e pensa: “Noooo, che figata!!! Vorrei farlo anche io, ma come faccio?”.
Vorrebbero farlo, lo vedi lì che pensa che potrebbe postarlo su
facebook, fare le foto e metterle su instagram (si scrive così?),
potrebbe raccontarlo a tutti, una cosa che nessuno dei suoi amici ha mai
fatto a Lisbona. Tante possibilità, ma purtroppo…
3) Il Critico: il mio acerrimo nemico!! Ogni tanto quando scende lo becco e gliene canto quattro, altrochè!
Quelli che “il rispetto delle regole prima di tutto!”, “farabutto, dovresti pagare il biglietto come tutti!”.
Il critico è quello che, quando mi vede appeso fuori dal 28, non si
lascia scappare l’occasione per attaccare il monologo più pesante della
storia sul fatto che “per forza il Portogallo è in bancarotta”, “…e la Polizia non fa niente contro questi delinquenti”, odiosi.
Il Critico, che è anche uno che ne sa a pacchi, ad un certo punto tira fuori il suo millesimo luogo comune: “… ed è per questo motivo che si dice: fare il Portoghese, perché non pagano il biglietto!”, ma quante ne sa il mio genietto???
Statisticamente il Critico proviene sempre dalle stesse regioni
d’Italia (ormai sono un esperto), ma scriverlo sarebbe una
generalizzazione regionale e io generalmente, in generale, preferisco
non generalizzare, Generale!
STOP
Il post che avevo in mente doveva cominciare ora, diciamo che tutta la parte scritta fino ad ora è una lunga prefazione, io volevo solo raccontare perché si dice “Fare il Portoghese”, ma è andata così.
ALT
Dai che prima o poi lo concludo questo post.
Volevo aggiungere che prossimamente scriverò un post/tutorial, come
quelli che si trovano su Youtube, dal titolo: come attaccarsi al Tram,
Il manuale!
CI SIAMO
In Italia il detto “Fare il Portoghese” non è molto comune, però è conosciuto da molti.
Ormai siamo tutti onesti e civili cittadini (non come in Portogallo),
il biglietto lo facciamo tutti e questo modo di dire sta cadendo in
disuso per mancanza di “Portoghesi”.
Comunque, per chi non lo conoscesse, “fare il Portoghese” si usa
comunemente per chi utilizza un mezzo (o un servizio) senza pagare, ad
esempio chi prende un 28 e decide di non pagare il biglietto.
Con la presente vorrei provare a spiegare da dove viene questo detto, facendo una premessa necessaria, l’origine non è certa! … ma molto probabilmente è andata così.
Leggenda vuole che il termine nasca in Italia
(infatti in Portoghese non esiste) nel XVIII, a quei tempi il Portogallo
non era commissariato dalla Banca Centrale Europea ma era uno dei paesi
più ricchi al mondo, soprattutto grazie alle colonie in giro per il
mondo.
A quei tempi lo stato Portoghese e lo Stato Pontificio erano in ottimi rapporti,
feste sontuose e grandi banchetti venivano organizzati per coadiuvare
le pubbliche relazioni tra i due popoli (mettiamola così).
Una di queste feste, nei pressi di Piazza Argentina, venne
organizzata in onore della comunità Portoghese residente a Roma,
l’ingresso alla festa era esclusivo e molto selettivo, per entrare bisognava presentarsi e dichiararsi Portoghese.
Ovviamente potrei finire qui il post visto che il finale è scontato, quanti secondi hanno impiegato i Romani a capire come funzionava il giochino e intrufolarsi alla festa?
Legenda dice che in quella notte tantissimi Romani cominciarono a
dichiararsi Portoghesi, entrarono alla festa, mangiarono e danzarono e
vissero tutti felici e contenti.
Copyright fotografico: www.fabiosalvo.net
Prima pubblicazione 4 Settembre 2013
Scrivere un blog è un’esperienza deformante, si matura una specie di
piacevole deformazione nell’attenzione verso tutto, ogni cosa che si
vede, ogni evento che succede in città, tutto può essere raccontato, ma
soprattutto può diventare lo stimolo per infilarsi in storie nuove o
approfondire cose che magari si sanno solo superficialmente.
Io sono curioso per natura, spesso frivolo, ma curioso soprattutto
nel conoscere cose che io non so, soprattutto quando riguardano la città
dove vivo. I post che mi piacciono di più, quelli che mi appassionano
particolarmente sono quelli legati alle scoperte.
Quelli che nascono da un volantino trovato per terra apparentemente
insignificante o da un sentito dire, l’accensione della lampadina,
l’inizio della ricerca, il capire il come e il quando, le persone che ci
sono dietro, le idee che hanno fatto cominciare il tutto.
Spesso queste strade non arrivano a niente, altre volte invece si
scoprono mondi nuovi e si conoscono persone simpatiche e interessanti,
allora vale la pena di raccontare, di prendere una storia e scrivere
qualcosa, come provare a dargli una forma (anche se di forma un file su
internet ne ha ben poca) che per me che ho problemi di memoria gravi è
sempre di grande aiuto.
Ho cominciato questo post pensando di scrivere di un evento, il
Lisbon Week, ma scrivendo è passata l’onda buona, quindi lascio perdere e
scrivo un post senza senso. Raccontare delle cose che succedono è
divertente ma ogni tanto bisogna anche raccontare “non-cose” (secondo
me).
Scrivo un post su com’è la vita a Settembre in questa fantastica città.
Lisbona è una città ciclica, soprattutto per gli stranieri.
STOP
Forse è necessario fare un passo indietro per avere un’idea un po’ più completa.
(Inutile dire che un post senza senso è tutto frutto del mio punto di
vista, molti potranno dissentire, ma il post è mio, è pure senza senso,
quindi figuriamoci un po’)
Lisbona, come vita sociale, ma anche geograficamente, è divisa in due (anche abbastanza nettamente direi).
Il centro della città (la parte storica) e tutta la parte subito fuori dal centro.
Tanto per fare qualche nome, quando parlo di centro mi riferisco alla
zona che parte dall’Alfama, Graça, Mouraria e dall’altra parte il
Bairro Alto, Santos, Rato direi fino a quasi Alcantara.
Quando invece immagino la zona subito fuori il centro, non mi
riferisco alla periferia, ma alle zone nuove subito attaccate al centro
storico che si possono chiaramente ancora definire centro città.
Alameda, Campo Grande, Campolide, Benfica, insomma tutta la zona che si
trova dentro la CRIL (la circonvallazione interna della città).
Se divido la parte principale della città in questi due grandi
blocchi, secondo la mia idea di Lisbona, il centro è abitato e vissuto
in maggioranza da non Lisboeti e da turisti. Tutta l’altra parte invece è
vissuta da Portoghesi o da stranieri che ormai si sono in qualche modo
inseriti nel tessuto ritmico della vita cittadina, per capirci, gli
stranieri che vivono a Lisbona da più anni.
Certo forse è un discorso un po’ troppo generico, però se penso a
quartieri come l’Alfama (dove vivo), Mouraria, per non parlare del
Bairro Alto o di Santa Catarina, sicuramente ci sono Portoghesi ma in
percentuale forse sono meno o tanto quanto gli stranieri. Soprattutto
sono casi dove non possono facilmente spostarsi.
Insomma, da come la vedo io, un giovane Lisboeta che deve comprare
una casa o deve dove vivere, tendenzialmente non preferisce il centro,
cosa che farei io invece.
Il motivo secondo me è logico e anche naturale, uno straniero che
decide di venire a vivere a Lisbona, vuole vivere all’interno del suo
sogno della città, vuole vivere tra i vicoli, sentire il 28 che
sferraglia, avere un miradouro vicino dove godersi il Tejo. Uno
straniero che decide di venire a vivere a Lisbona, in linea di massima,
non ha in mente l’appartamento con l’ascensore, il garage, l’aria
condizionata e il quartiere residenziale.
Per questo motivo quindi, secondo me, chi decide di venire a vivere qui sceglie il centro della città.
Poi passano gli anni e allora possono succedere due cose.
Ci si innamora sempre di più della vita del quartiere, del bairro, di
tutto il caos che c’è tra turisti, spacciatori, feste per la strada e
gente che urla giorno e notte oppure tutte queste cose cominciano a
perdere fascino e, a poco a poco, ci si sposta verso posti più comodi e
si abbandona il centro.
Questo modo di vivere la città tra Portoghesi e resto del mondo,
implica una mescolanza sociale anomala (ma che in realtà si riscontra in
tutte le città).
Chi vive nel centro si trova a vivere a Lisbona e a condividere il
quartiere con anziani, con personaggi che socialmente non possono andare
da nessuna parte (per chi conosce Lisbona mi riferisco ai tizi tipo
quelli che sono all’angolo di casa vostra 24h al giorno, in tuta, con
l’orecchino d’oro e i capelli tipo El Shaarawy) e poi con stranieri
(anche Portoghesi) che per mille ragioni diverse vivono qui.
Poi per motivi di studio, di lavoro, di vita sociale, si creano mille
ponti, ma in linea di massima la città ha questa divisione forte,
almeno io la sento.
Un’altra cosa che noto spesso è la poca conoscenza della città da
parte dei Lisboeti. I posti più conosciuti come il Bairro Alto, Cais do
Sodrè o Praça do Comercio sono conosciuti ma quando parlo con i miei
colleghi della Feira da Ladra, Mouraria o dell’Alfama (posti che tutti
gli stranieri frequentano regolarmente) tutti mi guardano sgranando gli
occhi, il vuoto cosmico, qualcuno una volta ne ha sentito parlare,
luoghi mitologici e leggendari.
Decisamente mi sto dilungando, ma l’argomento (me me che ci vivo) è molto interessante, quindi continuo.
Avevo ricominciato il post scrivendo sulla ciclicità di Lisbona e questo ragionamento lo avevo collegato a Settembre.
Lisbona è un posto di passaggio, sarà la condizione economica, sarà
che fare futuro è un po’ difficile, sarà che ad un certo punto torna la
voglia di casa, Lisbona dopo un po’ si abbandona (solo fisicamente però,
vedo che con il cuore non si abbandona mai).
Dentro questi cicli ci sono due grandi gruppi, i dottorandi e gli erasmus.
Mi rammarica non capire come funziona il dottora mento, ma conosco e
ho conosciuto centinaia di Italiani che vengono (o sono) a Lisbona per
il Dottorato di ricerca. Ma ho capito bene? Lo stato Portoghese paga
degli Italiani per venire a Lisbona a fare ricerca? La famosa ricerca
che lo stato Italiano continua a tagliare? Giuro che questa volta non
sono ironico, non conosco le dinamiche ma potrebbe essere così?
Comunque, i Dottorandi, vengono al Lisbona per un po’, uno, due
alcuni quattro anni dopodiché , direi matematicamente (tranne qualche
romantico) lasciano il Portogallo verso altri lidi.
L’altro ciclico caso invece (e questo si vede proprio, impatta sul
centro in modo devastante) sono gli erasmus. Miliardi di giovani
provenienti da tutto il mondo calano sulla città invadendo e occupando
tutte le case e tutte le stanze disponibili.
Dopo tre anni e conoscendo tante persone potrei fermare uno studente
erasmus per strada e in base al periodo potrei indovinare (sbagliando di
poco) cosa ha visto, dove è già stato e dove ancora no, quali sono i
progetti per il futuro.
Il post senza senso sta cominciando ad annacquarsi ed è il caso di mettere un punto, però occorre trovare un giusto finale.
C’è chi decide di vivere in centro e c’è chi decidere di vivere
fuori, dopo un po’ basta solo scegliere. Ci sono Erasmus e Dottorandi
che passano di qua, studiano, si divertono, crescono e poi vanno via.
Però a molti succede una cosa, succede che si capisce che il povero e
arretrato Portogallo, per tante cose è migliore rispetto all’Italia
allora decidono di mollare l’ancora e fermasi qui, osservando da lontano
malinconicamente un paese stupendo che non riesce a risalire la china.
(beh il finale è un po’ malinconico…ma un post senza senso è fatto così)
Prima pubblicazione 16 Settembre 2013
Lisbona porta sul suo volto una cicatrice enorme, una ferita evidente
che la mutilò, obbligandola a cambiare faccia, abitudini e attitudini
rispetto al Suo modo di vivere.
Nel 1755 un tremendo terremoto distrusse completamente la parte centrale della città,
gli edifici fatti di legno presero fuoco usando le micce delle candele
accese per illuminare le case, la potenza del terremoto creò uno tsunami
che la inondò e distrusse tutto.
La città bruciò per diversi giorni mostrando ai portoghesi uno
scenario apocalittico che avrebbe cambiato per sempre la struttura della
città.
L’Alfama e il Castello furono le zone che in qualche
modo riuscirono a mantenere la propria struttura, la Baixa (la zona che
parte da Praça do Comercio fino a Restauradores), la zona di Av.
Libertade e lo Chiado vennero distrutte.
Al Marques de Pombal, in particolare, si deve la struttura e la riprogettazione della città come la conosciamo noi oggi.
Una curiosità, la bandiera simbolo della città di Lisbona ha dei
triangoli neri, questi triangoli esprimono il lutto perenne che la città
porta rispetto a questo evento.
Beh…visto l’inizio, potrei quasi cominciare a pensare di dedicarmi
alla cronaca nera. Il terremoto del 1755 è un evento che torna sempre e
che è evidente girando per Lisbona, non credo ci sia un modo divertente
per raccontare una cosa del genere, è stata una catastrofe immane.
La Baixa prima aveva una struttura molto simile all’Alfama, non c’erano parallele e perpendicolari come ora.
Praça do Comercio era il vero centro della città, lì
c’era il palazzo delle istituzioni (per questo si chiama Terreiro do
Paço – spianata del palazzo) e il punto di attracco alla città (Cais das
Colunas), la chiesa del Carmo era una vera chiesa e non un museo
archeologico come è ora.
Senza fare paragoni storici, ma il terremoto di Lisbona fu un punto di svolta nella storia della città.
E’ quasi inutile dire che il mio intento era (come sempre) quello di
parlare di un altro evento, catastrofico ovviamente, mi sembrava
interessante aprire il post con un accenno a La catastrofe per poter
raccontare il resto, solite divagazioni insomma.
Quindi da catastrofe a disastro.
All’alba del 25 Agosto del 1988 un incendio deflagrò
inaspettato in quello che allora si chiamava armazéns Grandella (oggi
non esiste più, indicativamente si trovava dove oggi c’è l’ armazén do
Chiado). L’incendio distrusse in blocco e danneggio gravemente una serie
di edifici che si trovano nel cuore dello Chiado, all’inizio di Rua Garret, Rua do Carmo e Rua do Alamada.
Ho trovato su internet i video dei telegiornali di allora che raccontano in diretta l’evento, per dargli un’occhiata cliccate qui.
Ho anche trovato qualche giornale dell’epoca, per dargli un’occhiata cliccate qui.
Per domare l’incendio sono intervenuti circa 1600 pompieri provenienti da tutto il Portogallo.
La ricostruzione del quartiere è stata affidata al più grande architetto Portoghese, Alvaro Siza Vieira
che riprogettò la struttura urbanistica della città così come la
conosciamo noi oggi, l’intero progetto è stato terminato nel 1995.
Per commemorare i 25 anni da questo evento la Camera
Municipal di Lisboa ha organizzato un evento “Evocação dos 25 anos do
Incêndio do Chiado”.
Inutile dire che l’evento è commemorativo quindi niente concerti e
imperial ma è un’ottima occasione per conoscere un pezzo di storia
cittadina e vedere dei posti che solitamente non sono accessibili.
Il programma:
Alle 8.00 verranno presentate ed esposte sei foto in
grande formato (appese per le vie del quartiere), anticipazione del
libro “O grande Incendio do Chiado” dei fotografi Alfredo Cunha,
Fernando Ricardo, José Carlos Pratas Henriques e Rui Ochoa.
Il libro sarà presentato dagli autori alle 16:00 alla Fnac dell’Armazen do Chiado
Alle 9.00 nella vecchia scuola Veiga Beirão (al
Carmo) verrà presentato un simulacro che racconterà l’incendio, sarà un
racconto vero e proprio su come si sono svolte le attività di soccorso.
L’evento terminerà alle 10.30
Alle 11.00 in Rua do Carmo, 42 alla presenza delle
autorità e della banda do Regimento de Sapadores Bombeiros verrà posta
una placca in memoria dell’incendio
Alle 17.00 ci sarà una visita al Terraços do Carmo.
Questo spazio è stato progettato da Siza come ultimo tassello nel
progetto di recupero del quartiere, il terrazzo verrà aperto al pubblico
per l’evento ed è prevista la presenza dell’architetto.
Alle 18.00, nella galleria Chiado 8, nel Palacio do
Loreto verrà presentato il libro “Chiado em Detalhe. Álvaro Siza,
pormenorização técnica do plano de recuperação” e allo stesso tempo
verrà inaugurata una mostra con lo stesso titolo.
Lunedì 26, alle 17.00, nel Museo Regimento de
Sapadores Bombeiros de Lisboa, a Carnide, verrà inaugurata la mostra
fotografica “O Grande Incêndio do Chiado” dove verranno presentate foto
tratte dal libro che porta lo stesso nome ad opera dei fotografi Alfredo
Cunha, Fernando Ricardo, José Carlos Pratas Henriques e Rui Ochoa.
Mah … come primo post dopo il rientro dalle vacanze estive non è
niente male, positività e leggerezza per questo fine di Agosto
spensierato.
Prima pubblicazione 22 Agosto 2013
“… la Spagna confina a nord con Francia e Andorra, a sud con
Gibilterra, a est con il Mar Mediterraneo e a ovest con il Portogallo”…
per buona parte della mia vita, il mio rapporto personale con il
Portogallo si è limitato a questo … un paese piccolo che confina da
qualche parte con la Spagna.
(Ma la Spagna che confini ha??? Andorra … Gibilterra … Va beh, affari loro)
Piccolo e insignificante, è sempre passato sottobanco, la capitale
era Lisbona e questo lo sapevamo tutti, l’altra grande città era Oporto
(che in realtà si chiama Porto, ma questo a scuola non lo sapeva
nessuno), dopodiché del Portogallo si parlava poco e sporadicamente ,
solo per le partenze dei grandi scopritori che si facevano questi gran
viaggioni e poco più.
(Pensandoci adesso, in età “matura”, il Portogallo ha avuto una
grande storia, però è sempre stato messo un po’ da parte, razzismo
statale? sarà che non gli è finita tanto bene? boh?!)
Comunque fuori dalle mura di cinta della scuola, il Portogallo era di
fatto inesistente. Ricordo solo che tra le figurine ho avuto un
giocatore della Juve, Rui Barros, me lo ricordo piccolo e velocissimo,
per il resto il nulla, niente di niente. Il Portogallo allora era come
Andorra adesso.
Verso la metà degli anni ’90, uno dei miei amici colti radical chic,
venne in camera mia, tolse dal mio lettore CD il Black Album dei
Metallica (che andava in loop da anni) e mise al Suo posto (la S
maiuscola è doverosa trattandosi di uno dei dischi più importanti della
mia storia discografica) un disco di una sconosciutissima band
portoghese, Ainda dei Madredeus.
Credo che quello fu il momento esatto che in me venne impiantato il seme corrosivo della passione per il Portogallo.
I Madredeus mi aprirono un mondo, il Portogallo e Lisbona divennero posti mistici.
Internet era un’altra cosa allora quindi l’immaginazione andava a
mille, non c’era street viewer, non c’era Zingarate, di un posto si
poteva leggere la storia, si potevano trovare alcune foto, ascoltare la
musica ma tutto il resto veniva creato dalla nostra immaginazione. Un
posto diventava magico tramite il racconto degli altri.
Lisbona divenne questa città fatta di vicoli e stradine tortuose dove
vascelli di esploratori partivano ogni 5/10 minuti per andare verso
terre lontane e, ogni volta che una nave salpava, sulla banchina una
giovane donna in scialle nero restava a terra cantando Fado e saudade.
Il sogno del Portogallo rimase latente e nascosto per anni, sempre vivo e presente, ma mai realizzato davvero.
Lisbona sembrava lontanissima, le prime vacanze senza soldi si
facevano in campeggio, prendendo il treno e andando da qualche parte a
poche centinaia di chilometri. L’esotismo massimo era oltrepassare lo
stretto di Messina e andare a Tropea, prendere l’aereo era utopico per
noi adolescenti, capelloni e squattrinati.
Poi arrivò l’era del lavoro, dei primi stipendi e delle follie.
Proposi alla mia fiamma dell’epoca un viaggio in un posto alternativo,
lei accettò, e così realizzai il mio sogno, nei primi anni del 2000
(credo nel 2002), feci il mio primo viaggio a Lisbona e fu amore a prima
vista.
E’ una cosa alla quale non sono mai riuscito a dare una spiegazione,
Lisbona mi è entrata nelle vene, i colori, l’atmosfera, la musica, la
gente, ho avuto la fortuna di vedere tanti posti ma Lisbona è sempre
stata nell’olimpo dei posti più belli, anzi IL posto. Forse non riesco a
spiegarmelo ma mi piace anche pensare che questo amore smisurato è
collegato a come sono stato con la persona che mi accompagnava, è stata
una vacanza bella tra noi e quindi tutto attorno sembrava stupendo …
oppure tutto era davvero stupendo e questa bellezza ha reso la vacanza
incredibile, misteri della chimica.
Dopo quella vacanza Lisbona scompare per un po’, i Madredeus
continuavano a farmi compagnia, Lisbon Story (che all’inizio trovavo di
una noia mortale) lo guardavo con precisione matematica una volta al
mese, ma il contatto con il Portogallo a poco a poco svaniva.
Per noi non c’era futuro, nei miei progetti in nessun modo potevo
farci entrare Lisbona, non era neanche un posto buono dove fare una
vacanza studio, “vado a Lisbona a studiare Portoghese”, una lingua
incomprensibile e fino a 10 anni fa praticamente inutile, che senso
aveva?
Lisbona sempre nel cuore ma completamente assente dalla testa.
Poi quattro anni fa il corto circuito celebrale, mollo tutto e tutti, armi e bagagli, lascio l’Italia e parto per l’Inghilterra.
Insomma “l’Inglese di questi tempi” … “se non parli Inglese non sei nessuno” … “senza l’Inglese dove vai”…
erano tutte buone motivazioni per giustificarmi il fatto che volevo
andare a vivere in UK. Pensavo che il regno unito fosse un buon posto
dove rifugiarsi per un po’, ed effettivamente così è stato fino a
quando, uno dei miei amici, un po’ in tarda età, trascorreva a Lisbona
un semestre per un progetto universitario.
Lisbona ammiccava affascinante e attraente come una delle sirene di Ulisse.
A giugno del 2010 un volo di sola andata mi portava a Lisbona, l’idea
era quella di passarci solo un mese, un po’ di vacanza e poi
proseguire, tornare in Italia, andare da qualche altra parte.
Ma su alcune cose non abbiamo possibilità di scelta, ad un certo
punto, la razionalità e la testa vengono vinte dal cuore, dalle
sensazioni, dall’istinto, gli dicono “ok, hai fatto un gran lavoro fino ad ora, ma adesso devi metterti un attimo da parte, ci pensiamo noi!”.
La vacanza di un mese si trasformò in una ricerca di un lavoro, nella
ricerca di una casa, nel conoscere mille persone di tanti posti
diversi, poi di cambiare casa ancora, di cambiare di nuovo lavoro,
conoscere ancora altra gente, andare in giro senza meta scoprendo posti
nuovi e appassionarsi sempre di più. Poi continua cambiare, diventa il
capire di saper fare un nuovo lavoro e cominciare a fare anche quello,
fino a quando uno dei tuoi amici ti dice “sai quelli di Zingarate cercano un blogger a Lisbona” e senza rendertene conto, vivi a Lisbona da tre anni e ti trovi ad aver appena terminato il tuo centesimo post.
TKS-VP
Copyright fotografico: www.fabiosalvo.net
Prima pubblicazione 23 Luglio 2013
È estate, il sole splende alto nel cielo color “azzurro Lisboa” (e
chi lo ha visto sà di cosa parlo), la brezza oceanica spira sulla città,
“ma che caldo fa”?
Passeggiare per Lisbona può diventare impegnativo: come affrontare salite e le discese degli irti colli cittadini?
Per chi non se la sente di affrontare passeggiate sudate e sudanti,
ma non vuole rinunciare al piacere di ritrovarsi in vicoli stretti e
scoprire all’improvviso scorci nascosti e paesaggi mozzafiato, Lisbona offre una serie infinita di piccoli tour alternativi.
Qualche post fa vi avevamo già raccontato dei matti del We Hate Tourism
Come in tutte le grandi città si possono trovare i classici tour panoramici in open bus sul sito www.city-sightseeing.com ma un’intrigante alternativa openair sono i Tuk Tuk!
Dalle mie parti, i treruote si usavano (e a dire il vero ancora si
usano) per andare in giro per i campi, qui a Lisbona invece sono stati
in qualche modo reinventati: un conducente/guida su una motoape
revisitata vi porterà in giro per la città a bordo di questi simpatici,
comodi e freschi Tuk Tuk.
Tuk Tuk Lisboa (www.tuk-tuk-lisboa.pt) propone 5 percorsi differenti:
- Lisbona vista dall’alto, ovvero visita ai principali miradouros – i suggestivi belvedere della città- della durata di un’ora
- Alla scoperta di Lisbona, visita ai luoghi tipici della città della durata di un’ora e mezza
- Viste e scoperte, un percorso della durata di 2 ore da Alfama a Belém
- Percorso completo, 3 ore in giro per Lisboa dalla cattedrale Sé ai miradouros, al quartiere più moderno di Lisboa, Oriente.
- Percorso personalizzato, come, quando e quanto volete, il percoso che potete scegliere voi stessi.
Il prezzo medio per uno di questi tour è di €60 l’ora.
Se invece siete più dinamici e sportivi un’alternativa che fa per voi è il Lisboa By Segway (www.lisbonbysegway.com).
Quegli strani affari a due ruote che si vedono spesso girare per i
centri storici dove si sta in piedi e spostando il peso del corpo si
riesce a far muovere il mezzo.
Lisboa By Segway impresa messa su da un gruppo
Lisboeta che propone percorsi nella Lisbona autentica, fatta non solo di
monumenti ma anche di stradine, trattorie, miradouros, Tejo (il fiume Tago che l’attraversa), parchi e giardini.
Potete decidere di “affittare” una guida oppure prendere il mezzo e andare il giro per conto vostro, in questo caso un paio d’ore costano poco meno di €60.
Se volete andare in giro in autonomia e volete un mezzo piccolo, comodo per poter andare ovunque allora puntate GoCar Tours (www.gocartours.com). Un ibrido tra un go cart, uno scooter e un sidecar, di fatto piccole macchinette gialle a due posti.
Sulle macchine è montato un GPS che riconosce la vostra posizione e
una guida elettronica, man mano che vi spostate, vi racconterà aneddoti e
storie dei posti che state vedendo in quel momento.
Un’ora in GoCar costa circa €29 mentre se volete prendere un mezzo per un giorno intero spenderete poco meno di €100.
Se invece siete impavidi, il caldo vi fa un baffo e, come me,
preferite girare le città a piedi, allora non vi resta che contattare
Michele, conoscitore di tutti i vicoli e segreti del centro cittadino,
vi organizzerà un tour seguendo le vostre esigenze e di sicuro vedrete
posti che da soli non vedreste mai. Date un’occhiata al suo blog Visitare Lisbona per capire meglio come funziona (beh, dal nome si capisce che è Italiano giusto?).
…che dire, buon tour!!
Prima pubblicazione 15 Luglio 2013